Prevenzione

PREVENZIONE E' EVITARE CHE IL RISCHIO SI TRASFORMI IN DANNO

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Prevenire significa mettere in essere tutte le azioni possibili per mettersi al sicuro dal rischio di subire un danno, sia che esso derivi da una relazione diretta “causa-effetto” dovuta all’esposizione a campi elettromagnetici, sia che indirettamente derivi dal malfunzionamento della strumentazione elettronica, di indagine medica, o di analisi economica, messa a nostra disposizione.

Il termine rischio, in fondo, indica la probabilità di subire un danno. Possiamo correre il rischio?

Cosa significa prevenire?

In linea di principio PREVENIRE significa:

proteggere gli individui dal rischio di subire un danno a causa dell’esposizione ad un campo elettromagnetico, ossia un pericolo, in genere significa fissare dei valori limite di esposizione che siano sufficientemente al di sotto dei livelli che provocano effetti biologici accertati o interazioni nocive con la strumentazione elettronica.

Nel 2002, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (I.A.R.C.) ha pubblicato una monografia dove vengono classificati i campi magnetici “possibilmente cancerogeni per l’uomo”. […] Questa classificazione è basata su analisi combinate di studi epidemiologici che dimostrano un modello coerente di un duplice aumento di leucemia infantile associata, con l’esposizione media al campo magnetico a frequenza residenziale (50 Hz) maggiore di 0,3 – 0,4 μT (3 – 4 mG).

Un altro report della I.A.R.C. e la revisione di Giugno 2007, mostra che la mancanza di prove complete sulla correlazione fra campi magnetici E.L.F. e la loro cancerogenità è dovuta all’assenza di studi affidabili e che non si riscontrano indicative interazioni a livelli di esposizione significativamente bassi, pertanto nel costruire nuovi impianti e nel progettare nuove apparecchiature, compresi gli elettrodomestici, è plausibile ricercare soluzioni per ridurre le esposizioni ai campi magnetici E.L.F.

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UNO SGUARDO AL FUTURO
E LE PREOCCUPAZIONI ATTUALI

I campi elettromagnetici rappresentano un elemento indesiderato
nell’ambiente, principalmente per tre ordini di motivi:

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L’esposizione di organismi biologici, anche per brevi periodi, a campi molto intensi, può provocare conseguenze sanitarie negative.

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Da alcune fonti viene sollevato il sospetto che esposizioni prolungate di individui a campi elettromagnetici, anche a livelli inferiori a quelli ammessi dalle normative, possano costituire un fattore di rischio per al- cune gravi patologie.

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Esiste la possibilità che campi elettromagnetici, anche di modesta intensità, possano disturbare il funzionamento (interferire) di apparecchiature elettroniche, il cui disservizio può causare un danno, un rischio o un disagio (Rif. standard CEI EN 61000 4-8-; 61602, etc…)

CLASSIFICAZIONI DEGLI EFFETTI DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI SUL CORPO UMANO

Effetti acuti
Immediati ed oggettivi, accertabili sperimentalmente su volontari:

a bassa frequenza:
imputabili alla corrente indotta.
ad alta frequenza:
imputabili al riscaldamento dei tessuti.

Effetti sanitari a lungo termine,
in cui è difficile accertare il rapporto causa effetto (indagini con metodi epidemiologici):

con sintomi più o meno soggettivi (affaticamento, irritabilità, difficoltà di concentrazione, cefalee, etc…)

con sintomi oggettivi ed in genere gravissimi (tumori, malattie degenerative et simila)

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DETERMINARE LIMITI SANITARI A TUTELA DELLA SALUTE.
LA NORMATIVA ITALIANA DI RIFERIMENTO

Il legislatore italiano suddivide la popolazione in due macrocategorie:

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LAVORATORI PROFESSIONALMENTE ESPOSTI
Direttiva 2013/35/UE – D. Lgs. 159 del 1 agosto 2016

Il personale professionalmente esposto, ovvero gli addetti alla sorgente, ad esempio alla Risonanza Magnetica; alla manutenzione elettrica e tutto il personale autorizzato all’accesso ai locali tecnici come cabine MT/BT e ai locali tecnici ad essa correlati. In questo caso la normativa alla quale ci si riferisce è il Testo unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro (D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, Testo coordinato e successive modifiche D.Lgs. 3 Agosto 2009, n. 106 e Direttiva 2013/35/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 Giugno 2013 sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici) che abroga la direttiva 2004/40/CE); mentre nel caso di tutti gli individui che non hanno ragione di essere esposti alla radiazione magnetica a motivo della loro professione (ossia la popolazione in genere, vedi punto 2) si fa riferimento al D.P.C.M. 8/7/2003 (f=50 Hz).

POPOLAZIONE E LAVORATORI NON PROFESSIONALMENTE ESPOSTI
Legge Quadro n. 36 del 02/2001 – DPCM 08/07/2003

Il personale NON professionalmente esposto, in questa categoria rientrano tutti i dipendenti che non hanno mansioni o incarichi di manutenzione o funzioni che comunque li abilitino all’ingresso nei suddetti locali; e la popolazione in genere che si trova a passare o a stazionare nelle immediate vicinanze di suddetti locali/sorgenti.
In sintesi tutte le persone che non hanno ragione di essere esposte alla radiazione magnetica e che quindi devono essere tutelate attraverso la prevenzione, fissando limiti sanitari significativamente al di sotto di quelli potenzialmente nocivi, come indicato dall’Organizzazione Mondiali della Sanità.

Il diritto alla salute non dovrebbe essere quello di poter essere curati ma di poter vivere sani

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Per la popolazione, ovvero tutto il personale NON professionalmente esposto, la normativa vigente è il DPCM 8 Luglio 2003 e sancisce il rispetto dei valori riportati in Tabella 1 per l’esposizione a campi magnetici a 50 Hz (E.L.F.).

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Tabella 1 – Estratto dal DPCM 08/07/2003 per l’esposizione a campi magnetici a 50 Hz (ELF)

L’esposizione dev’essere calcolata al 100% della In, come prescritto dalla vigente normativa per il calcolo della DPA in corrispondenza delle cabine di trasformazione MT/BT.

Per il personale professionalmente esposto il valore di azione (inferiore) previsto per l’esposizione ai campi magnetici è 25/f, dove f è la frequenza espressa in kHz, pertanto a 50 Hz è pari a 500 μT (D.Lgs. 81/2008, n.81 e successive modifiche “Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro”).
Il valore di azione inferiore indica il livello di induzione magnetica oltrepassato il quale devono essere intraprese tutte le azioni necessarie a mitigare o eliminare il rischio per il personale esposto.
Tale limite è stato innalzato dalla Direttiva 2013/35/UE secondo quanto specificato nella seguente tabella.

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Tabella2. Estratto dalla Direttiva 2013/35/UE