Qual è il livello di penetrazione del campo magnetico a bassa frequenza nei tessuti biologici?
I tessuti biologici sono materiali non ferromagnetici che non presentano proprietà magnetiche e possono quindi essere considerati “trasparenti” al campo magnetico, quindi la loro permeabilità magnetica è praticamente uguale a quella dell’aria.
Il livello di penetrazione del campo magnetico nei tessuti biologici è inversamente proporzionale alla frequenza del campo magnetico, di conseguenza più alta è la frequenza e meno il campo magnetico penetra nel tessuto (e quindi nel corpo umano), viceversa più bassa è la frequenza e più il campo magnetico penetra nel tessuto (e quindi nel corpo umano).

Qual è il livello di penetrazione del campo magnetico a bassa frequenza nei tessuti biologici?
I principali studi ad oggi messi in atto per conoscere i rischi derivanti dall’esposizione al campo magnetico a bassa frequenza da parte dell’essere umano sono:

a) Studi in vitro riguardanti gli effetti sulle cellule: da questi studi emerge sostanzialmente che l’esposizione al campo magnetico a bassa frequenza induce le cellule a produrre un determinato tipo di proteine chiamate di “heat-shock”. Siccome queste proteine sono preposte alla difesa dell’organismo in caso di aumento della temperatura o condizioni tossiche che possano portare alla denaturazione di proteine vitali per le cellule, il Dottor Di Carlo e suoi collaboratori hanno dedotto che esposizioni lunghe o ripetute quotidianamente al campo magnetico, potrebbero diminuire i livelli delle proteine di “heat-shock” nell’organismo umano, causando quindi un abbassamento delle difese immunitarie pericoloso in caso di successivi attacchi di agenti nocivi;
b) Studi in vivo su animali: da questi studi è emerso con buona evidenza che l’esposizione al campo magnetico a bassa frequenza incide sulla secrezione della melatonina.
La melatonina è una sostanza prodotta da una ghiandola del cervello che ha principalmente la funzione di regolare il meccanismo sonno-veglia. Normalmente la secrezione della melatonina cessa durante il giorno e riparte ad alti livelli durante la notte, ma da questi studi sugli animali è emerso che in caso di esposizione al campo magnetico a bassa frequenza la secrezione di questa sostanza si attenua in maniera significativa e si attiva addirittura con ritardo. Siccome la melatonina è considerata un fattore oncostatico, ovvero in grado di fermare o contrastare la crescita di cellule tumorali, l’esposizione al campo magnetico a bassa frequenza può essere associato al probabile danno tumorale poichè come già detto sopra ne riduce la secrezione;
c) Studi su volontari;
d) Studi epidemiologici: questi studi sono indagini sanitarie condotte con metodi di tipo statistico con le quali si cerca di capire se esistono associazioni tra l’esposizione a fattori di rischio (come ad esempio l’esposizione al campo magnetico a bassa frequenza) e l’insorgenza di patologie.
In genere si confronta il grado di esposizione al campo magnetico a bassa frequenza di due campioni di individui: il primo rappresentato da individui affetti dalla patologia su cui si vuole indagare ed il secondo invece rappresentato da individui sani che per ogni altra caratteristica (diversa dall’essere affetti dalla patologia o meno) risultano confrontabili con il gruppo del primo campione. Elaborando i dati di questo confronto (indagine) viene ricavato un parametro comunemente chiamato “rischio relativo”, che indica quanto l’esposizione al campo magnetico renda eventualmente più probabile l’insorgenza della patologia esaminata.

Può l’esposizione al campo magnetico a bassa frequenza causare insonnia?
Si.
Come già detto sopra, l’esposizione ad induzione magnetica a bassa frequenza può incidere riducendo i livelli di melatonina nel corpo umano comportando un’alterazione del meccanismo sonno-veglia, tutto ciò può provocare insonnia e altri disturbi del sonno.

Qual è il valore della soglia di attenzione epidemiologica nel caso di esposizione dell’essere umano al campo magnetico a bassa frequenza?
Ad oggi per quanto riguarda l’esposizione dell’essere umano al campo magnetico a bassa frequenza i ricercatori concordano che se il responsabile della presunta cancerogenicità è il campo magnetico, allora la soglia di discriminazione tra valori sicuri e pericolosi è all’incirca di 0,25 – 0,3 µT.

Quali sono i possibili effetti nocivi a breve termine sulla salute dell’essere umano causati dall’esposizione al campo magnetico a bassa frequenza?
Gli effetti a breve termine dell’esposizione dell’essere umano al campo magnetico a bassa frequenza sono più comunemente definiti effetti acuti, caratterizzati dal fatto di essere immediati e oggettivi.
Immediati in quanto si verificano appena l’essere umano si espone al campo magnetico e scompaiono (salvo conseguenze permanenti) al termine dell’esposizione; oggettivi in quanto si verificano su tutti gli esseri umani senza eccezioni (salvo al più variazioni individuali al valore di soglia).
Gli effetti acuti (a breve termine) dell’esposizione dell’essere umano al campo magnetico a bassa frequenza sono conosciuti grazie al lavoro sperimentale sui volontari e sono attribuibili alla densità di corrente indotta dal campo magnetico all’interno dei tessuti biologici degli organi interni all’organismo umano.
A livelli bassi di esposizione si tratta per lo più di effetti che alterano la percezione sensoriale visiva (quindi a livello oculare) come ad esempio lampi luminosi e colorati detti “fosfeni” e di effetti che alterano la percezione sensoriale tattile come la sensazione di pizzicore, magari associata a microscosse, vibrazione dei capelli e della peluria. A livelli più alti di esposizione si sono verificati contrazioni muscolari, extrasistole cardiache, fibrillazione ventricolare, sensazione di calore.