Riportiamo alcuni estratti di un articolo pubblicato all’interno della sezione Salute dell’edizione online del Corriere della Sera

“Presentati dall’Istituto Ramazzini di Bologna i dati di uno studio sui ripetitori delle stazioni della telefonia mobile: «Trovati tumori anche entro le soglie ritenute sicure»
Si è conclusa la ricerca che l’lstituto Ramazzini di Bologna, attraverso il Centro di ricerca sul cancro «Cesare Maltoni», ha condotto per studiare l’impatto dell’esposizione umana ai livelli di radiazioni a radiofrequenza (RFR) prodotti da ripetitori e trasmettitori per la telefonia mobile. I risultati confermano quanto era già emerso dal National Toxicology Program americano, il ramo di ricerca del National Institute of Environmental Health Sciences (NIEHS) : un aumento di tumori del cervello e di rari tumori del cuore nei ratti esposti a queste onde.

Il risultato dello studio è di quelli destinati a riaprire un argomento di salute pubblica controverso e dibattuto: i cellulari (e le onde radio attraverso le quali si propagano i segnali) possono essere cancerogeni? L’Istituto Ramazzini ha studiato esposizioni alle radiofrequenze mille volte inferiori a quelle utilizzate nello studio sui telefoni cellulari del National Toxicologic Program (USA), e ha riscontrato gli stessi tipi di tumori. I ricercatori dell’Istituto Ramazzini hanno riscontrato aumenti statisticamente significativi nell’incidenza degli schwannomi maligni, tumori rari delle cellule nervose del cuore, nei ratti maschi del gruppo esposto all’intensità di campo più alta, 50 V/m.

«Il nostro studio conferma e rafforza i risultati del National Toxicologic Program americano; non può infatti essere dovuta al caso l’osservazione di un aumento dello stesso tipo di tumori, peraltro rari, a migliaia di chilometri di distanza, in ratti dello stesso ceppo trattati con le stesse radiofrequenze. Sulla base dei risultati comuni, riteniamo che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) debba rivedere la classificazione delle radiofrequenze, finora ritenute possibili cancerogeni, per definirle probabili cancerogeni» afferma la direttrice dell’Istituto Fiorella Belpoggi. «Sebbene l’evidenza sia quella di un agente cancerogeno di bassa potenza – prosegue — il numero di esposti è di miliardi di persone, e quindi si tratta di un enorme problema di salute pubblica, dato che molte migliaia potrebbero essere le persone suscettibili a danni biologici da radiofrequenze».”

Qui è possibile leggere l’articolo nella sua completezza: http://www.corriere.it